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La storia di borgomanero
Si
discute se il più antico insediamento borgomanerese si possa far
risalire ad uno dei ventitré poderi della corte di Baraggiola, che
con un diploma del 962 Ottone I elargiva ai canonici dell'isola di
San Giulio. Si tratta, ovviamente, della prima documentazione
scritta che riguarda il territorio, non mancando altre
testimonianze, più remote, che chiamano direttamente in causa
ritrovamenti archeologici in paesi circostanti (ma si veda, a
proposito, il volume di Ernesto Lomaglio: Le origini di Borgomanero
e il medio novarese nell'età comunale).
Baraggiola (il nome significherebbe "piccola baraggia", voce
piemontese e lombarda, assai comune nella zona, che indica un
territorio incolto) è oggi una cascina ai piedi della collina di
S. Michele, a circa tre chilometri dal centro di Borgomanero,
sulla sinistra della statale che conduce ad Arona. Qui si trova
ancora la piccola chiesa romanica di S. Nicola con la torre, fatta
erigere probabilmente dal Capitolo dopo la donazione ottoniana.
Ecco, rapidamente, le vicende che riguardano quel periodo storico.
Alla dieta di Worms del maggio 961, Ottone I decise di tornare in
Italia per affrontare Berengario 11, Marchese di lvrea incoronato
re d'Italia, già sconfitto dieci anni prima ma ora tornato al
potere ed in aperta lotta contro l'episcopato italiano. Papa
Giovanni XII, infatti, promise a Ottone la corona in cambio del
suo aiuto. Forte della vittoria appena conseguita sugli ungari,
Ottone I non impiegò molto a mettere in fuga Berengario e il 2
febbraio 962, a Roma, si fece incoronare imperatore dal papa,
restaurando l'antico impero cristiano di Carlo Magno e dando una
svolta radicale alla politica italiana: appena un anno dopo sarà
il nuovo imperatore a deporre il papa, eletto a soli sedici anni e
accusato di omicidio e vari altri misfatti, riprendendo così una
politica di controllo degli imperatori sassoni sul papato.
Nel frattempo, però, Berengario si era riorganizzato per l'ultima
offensiva. Tornando verso nord, Ottone si stanzia a Lagna sul Lago
d'Orta, nella cui isola la moglie di Berengario, la regina Willa,
tentava una strenua resistenza, ma dopo settanta giorni raggiunse,
sconfitta, il marito alla fortezza appenninica di San Leo. E'
allora, il 29 luglio 962, che Ottone I rilascia, ad Orta, il
diploma con cui dona l'isola, sottratta da Berengario al vescovado
di Novara, ai canonici del Capitolo di San Giulio. (Il motivo per
cui non venne restituita al vescovo di Novara è altra questione
storiografica irrisolta). Con l'isola, l'imperatore donava le
corti di Baraggiola e di Agrate. Dal diploma si apprende inoltre
che la curtis de Barazzola comprendeva ventitré mansi, che, come
si può dedurre, erano disseminati nei dintorni, ma non
necessariamente confinanti.
Nonostante tutte le varie congetture che si sono formulate finora,
sembra lecito considerare arbitraria l'identificazione di uno dei
mansi della corte di Barazzola con il successivo Borgomanerio. Il
nome stesso della città, come vedremo, avrà altre origini.
Borgo San Leonardo
La
prima denominazione "ufficiale" di Borgomanero è tratta dalla
chiesa di S. Leonardo, che presumibilmente risale agli anni
1125-1150 e che fungeva da riferimento, non solo religioso, per i
pellegrini che viaggiavano lungo la Via Francisca. Dalla "carta di
Romagnano" del 1198 sappiamo infatti che a quel tempo Borgo San
Leonardo godeva già della qualifica di borgofranco (il documento
concedeva, da parte del Comune di Novara, la stessa qualifica alla
comunità di Romagnano), cioè un borgo affrancato da prestazioni
servili, estraneo alla giurisdizione comitale che pure, come è
ovvio, manteneva una certa autorità ed influenza.
Questi dati dimostrano il prestigio e l'importanza strategica
attribuiti al territorio borgomanerese fin dalle sue origini,
soprattutto per Novara. Fu proprio l'episcopato novarese che volle
trasformare Borgo S. Leonardo in un caposaldo militare, a seguito
dei dissidi con il vescovo di Vercelli, appoggiato dai Conti di
Biandrate, per il possesso della Valsesia e per i contrasti
patrimoniali dell'abbazia di S. Silano di Romagnano. Nel 1187 i
Vercellesi edificarono il castello del colle di S. Lorenzo presso
Gattinara e nel 1190 devastarono le vigne di Romagnano, riuscendo
anche ad espugnare il ponte costruito sul fiume dai Novaresi. Tali
devastazioni furono condannate dall'imperatore Enrico VI.
Borgo S. Leonardo, tuttavia, rappresentava non solo un presidio
della via di Romagnano e un luogo strategico di controllo dei
Conti di Biandrate, ma anche una base per la politica di
espansione verso nord (e si ricordino, a proposito, gli scontri
per il possesso della Riviera di S. Giulio [1209-19] e la
battaglia di Pallanza per il Verbano occidentale [1223]).
Il podestà di Novara era allora, nel 1193-94, Giacomo Mainerio, da
cui prese il nome l'insediamento borgomanerese. La costruzione del
nuovo borgo implicò quasi certamente lo smantellamento
dell'abitato di S. Leonardo, la cui chiesa, conservata tuttora,
rimase esterna alle mura, forse in funzione di chiesa cimiteriale.
Nel 1202, nella convenzione stipulata tra il Comune di Novara e i
Conti di Biandrate che consegnava ai Novaresi le terre al di sotto
di Gozzano e Romagnano, sancendo in definitiva la sconfitta dei
Conti, compare ancora il nome di Borgo S. Leonardo: Borgomanero
non poteva essere allora che un semplice sobborgo in crescita, ma
che ben presto attuerà l'ambizioso progetto politico implicito
nella sua stessa concezione architettonica.
A partire dal 1231 il nome di Borgo S. Leonardo non compare più in
alcun documento.
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