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I consumi negli anni '60

Gli anni Sessanta lasciarono un'impronta indelebile sui nostri consumi. Il loro livello si innalzò come mai era successo nel corso della storia, ma, quel che conta, mutò la loro qualità e composizione. Piano piano, l'erbavoglio dei nonni e i desideri dei nipoti si trasformarono in altrettante necessità di consumo, mentre gesti comuni e quotidiani, bisogni semplici e umanissimi, valori e sentimenti divennero a poco a poco oggetto di una quotazione di mercato.

Intendiamoci, in questa lunga marcia verso l'opulenza e l'abbondanza non mancavano le magagne. La povertà continuava a esistere spesso accompagnata dalla miseria.[...]

Anche, gli operai, la classe emergente, non se la passavano tanto bene e non andavano in paradiso. Le condizioni di lavoro erano generalmente assai dure e i salari bassi. Allora esistevano infatti le cosiddette "zone salariali" e le paghe orarie erano legate ai luoghi dove sorgeva la fabbrica: erano più alte nelle grandi città industriali; inferiori nel Verbano-Cusio-Ossola; ancora più basse a Borgomanero e Novara.

Nel 1965, l'Ufficio d'igiene di Novara calcolava che il 12% degli scolari avesse i polmoni intaccati dalla tubercolosi, una tipica malattia sociale in odore di povertà.

Il livello di educazione sessuale e sentimentale era tragicamente deprimente e le fattucchiere, le sordide "cliniche" clandestine degli aborti esistevano veramente e lavoravano a pieno ritmo. La stessa cronaca nera purtroppo non aveva nulla da "invidiare", né da insegnare ai più raccapriccianti delitti e fatti di sfruttamento diffusi oggi dai nostri televisori.

Eppure, con difficoltà e lentezza, molte cose cambiarono e migliorarono, almeno sotto l'aspetto materiale. Così nacquero i nuovi consumi. In testa, naturalmente, i motori. Una Lambretta, una Vespa, un'auto, attraverso le cambiali e la vendita a rate, ormai non si negava quasi a nessuno. Un sogno proibito come la mitica Giulietta Alfa Romeo costava nel 1961 attorno a un milione -370 mila lire e si poteva avere con 200.000 lire in contanti e il resto in "trenta comode rate mensili". Nella primavera del 1964, la provincia di Novara superò le 100.000 automobili immatricolate e, ovviamente, gli effetti sulla circolazione e sui parcheggi si facevano sentire: così, l'anno dopo, anche a Borgomanero fece capolino la novità del disco orario.

Quindi le vacanze. I laghi, in particolare quello d'Orta che pur versava in condizioni biologiche estreme e miserevoli, erano le nostre spiagge naturali, ma, nel 1965, l'istituzione da parte della STAT dell'autolinea del sole da Vercelli a Cattolica, dimostrava che ormai il turismo di massa stava prendendo altre destinazioni.

Poi, il mercato del tempo libero con l'elettrodomestico per eccellenza, la scatola magica televisiva. In realtà, una parte consistente del pubblico rimase legata per molti anni ai mezzi di comunicazione più tradizionali della radio e del cinematografo. Sui primi del 1963, la trasmissione radiofonica "Il vostro juke box", per l'occasione registrata presso il Cinema Vittoria di Borgomanero, riuscì a calamitare ancora un vasto interesse popolare. Per non parlare della proiezione, presso il Cinema Sociale, della pellicola "Il nostro agente Flint", primo film hollywoodiano di Gianna Serra, borgomanerese da parte di padre, che nel 1966 mobilitò la curiosità della città. Tuttavia, la magia del grande schermo si appannava sempre più e, proprio in quegli anni, iniziò un calo di spettatori sempre più vistoso. Non era difficile rintracciarne le cause: nel 1969, alla fine del decennio, oltre il 53% delle famiglie novaresi possedeva l'incanto di un televisore domestico. L'anno precedente, ma senza scatenare soverchi entusiasmi, Borgomanero era diventata set per la lavorazione di alcune parti dello sceneggiato televisivo "I bei denti del sciur Dino", ispirato ai "Racconti del maresciallo" del grande e compianto Mario Soldati.

L'elenco dei nuovi consumi potrebbe continuare a lungo. In ogni caso, l'infanzia e l'adolescenza di questo nuovo bipede vanitoso e spennacchiato, cioè il consumatore, si accompagnò a una sorta di ciclica assuefazione: una volta raggiunto un determinato tenore di vita e di consumi, egli desidera andare oltre e sniffare nuove "emozioni" di mercato. Ma, attenzione, anche il solo mantenimento della dose di benessere raggiunto può risultare difficile e faticoso. Infatti, sorpresa!, i prezzi iniziarono a galoppare. Dal miracolo economico si passò nel 1964-'65 alla crisi e, di nuovo, ma in condizioni internazionali più difficili, alla ripresa del 1966. Il mercato partorì la temuta pantegana dell'inflazione rosicchia-portafogli e la nostra povera lira, alla fine del decennio, ne uscì stremata e irriconoscibile. Crebbero gli affitti, i generi di prima necessità, i beni voluttuari, il costo della vita, ma molto meno le paghe e gli stipendi.


[Testo di Angelo Vecchi tratto dai "Quaderni Borgomaneresi" - "Borgomanero Anni Sessanta"]

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