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Lo sviluppo economico di Borgomanero

Borgomanero ebbe in quegli anni anche una nuova configurazione urbanistica. L'antico paese assunse abbastanza velocemente l'aspetto di una moderna cittadina e smarrì buona parte dei suoi connotati architettonici tradizionali. Verso la fine del 1961, vennero inaugurati i 36 alloggi di edilizia popolare di via Arona, il cui costo si aggirò attorno ai 120 milioni. Sorgeva così a Santa Cristinetta uno dei primi quartieri operai cittadini anche se ancora privo dei collegamenti fognari. In ogni caso, tutta l'area del Borgo, dalle zone centrali alla semi-periferia, alla periferia vera e propria, immersa nei prati irrigui, divenne un grande cantiere. Sorsero il palazzo dell'INAM in viale Zoppis, inaugurato nel 1961; il nuovo albergo Ramo Secco; la Casa papa Giovanni XXIII, i cui lavori iniziarono nel 1963. Nello stesso periodo, incominciò la sistemazione del Parco della Resistenza di via Dante, mentre, nel 1969, venne aperto il Parco Marazza E poi le nuove scuole, nuove fabbriche, come la Thun (oggi Shimano) e la Fasani, l'ampliamento dell'ospedale, i numerosi condomini, ma soprattutto una miriade di case e villini uni o bi-familiari, che si portarono via una quantità incredibile di suolo fertile e di coltivo. Qualcuno sostenne che tali strutture edilizie erano più confacenti alla concezione dell'abitare e alla mentalità dei borgomaneresi. Sta di fatto che in questo modo una ragnatela di cemento e di asfalto divorò in breve tempo il verde e le distanze che separavano il centro dalle frazioni più vicine che così vennero inglobate nel nuovo tessuto urbano. In definitiva, la stessa disordinata fame di territorio dilagava anche a nord di Borgomanero. A Gozzano nel 1968, impresari e geometri arrivarono a una protesta clamorosa, portando in piazza i loro manovali e muratori per forzare il blocco che il comune aveva posto alla concessione delle licenze di costruzione di nuovi condomini.

L'impetuosa colata di cemento esigeva la costruzione di indispensabili infrastrutture: impianti fognari, interventi sulla viabilità, allargamento e bitumatura di strade, prolungamenti, come quelli di corso Roma e corso Sempione effettuati già sul finire degli anni Cinquanta, ma, soprattutto, l'adeguamento della rete di distribuzione dell'acqua potabile, il cui consumo era in continuo aumento anche per il mutare delle abitudini igieniche della popolazione. Infatti, molti cittadini e i contadini erano ancora soliti approvvigionarsi dai pozzi privati che diventavano via via inutilizzabili a causa dell'inquinamento industriale e civile. Attorno al Borgo nelle aree depresse, nel 1962, si contavano ancora molti comuni privi di acquedotto tra cui Briga, Fontaneto, Cressa, Bogogno e Agrate. D'altra parte, per alcuni paesi l'acqua era carente e non mancarono tentativi di soluzione inconsueti come quello che, nello stesso anno, fu adottato a Corciago in quel di Meina, laddove si decise di ingaggiare un ... rabdomante. Inoltre, era necessario provvedere le zone di recente urbanizzazione di elettricità e di telefono: nel 1964, a Borgomanero si contava ormai un apparecchio telefonico ogni 15 abitanti, anche se le frazioni, come Santa Cristina, dovevano accontentarsi dell'unico telefono del posto pubblico.

Questo "sacco edilizio", del resto comune a tutta l'Italia dalla ricostruzione al boom economico, sembrava inarrestabile e produceva grandi progetti di ristrutturazione del territorio ispirati, c'è da riconoscere, a un certo spirito di grandeur. La Grande Borgomanero del futuro avrebbe dovuto assumere una vera e propria fisionomia metropolitana; si sarebbe popolata di migliaia di nuovi abitanti; sarebbe stata circondata dal nero abbraccio di ben tre serpentoni autostradali: la Voltri-Sempione, la Milano-Sempione e la Torino-Laghi (senza contare le varie "panoramiche" e "pedemontane"). Quindi, nel 1967, si pensò alla realizzazione di un'area integrata urbana di 40-50.000 abitanti, all'interno della quale avrebbero dovuto confluire i comuni di Borgomanero, Gozzano, Briga e Cureggio.

Per fortuna, o per sfortuna, dipende dai punti di vista, questi progetti non si realizzarono. I motivi sono difficili da indagare. Forse, i Borgomaneresi, come tutti gli altri Italiani, a un certo punto smisero di fare tanti figli, e questo deluse molto le aspettative di crescita di tecnocrati e pianificatori un po' sprovveduti e troppo ottimisti.


[Testo di Angelo Vecchi tratto dai "Quaderni Borgomaneresi" - "Borgomanero Anni Sessanta"]

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