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IL PALIO DEGLI ASINI


Un po' di storia

Il primo palio borgomanerese si corse nel 1975, nel quadro delle manifestazioni della sagra dell’uva. Gli organizzatori della gara si proponevano in questo modo di ridare fiato alle celebrazioni settembrine e di stanare i Borgomaneresi che, ormai da qualche tempo, belli e abbronzati preferivano crogiolarsi in casa nel ricordo delle vacanze appena trascorse piuttosto che animare con la loro presenza e colorare con le loro tintarelle il tradizionale appuntamento festaiolo del Borgo. Erano ancora anni di fermenti sociali e di una certa vivacità della società civile. Dall’altra parte, la vecchia sagra denunciava ormai i dolorosi acciacchi dell’età, mentre, anno dopo anno, si riduceva sempre più al lumicino di una lanterna lo spirito vendemmiale-campagnolo e strapaesano delle origini. Pertanto, l’idea del palio puntava sull’apertura di una nuova fase più "democratica" del settembre borgomanerese, basata proprio sulla partecipazione dal basso e su di una robusta iniezione, con dose da cavallo, di spirito contradaiolo.

Allo scopo, oltre alle frazioni, si imbastirono i confini dei rioni cittadini in lizza: Caneto, Sant’Antonio, San Gottardo, San Leonardo, San Rocco e Valera. Sulla scelta del palio asinino agivano sicuramente le suggestioni di manifestazioni analoghe che, in centri vicini come Premosello, Serravalle Sesia e Cameri (e per un periodo anche Marano e Divignano), si svolgevano con un discreto successo di pubblico. Del resto, la preferenza accordata agli orecchiuti equini finiva coll’apparire naturale, vista la vantata e secolare confidenza tra gli abitanti del Borgo e i somari, vivi o … cotti a puntino. Se è vero che gli antenati dei nostri affezionati compagni di tavola furono addomesticati molto prima dei cavalli, circa seimila anni fa nella valle del Nilo, per Borgomanero gli "snìtti" appartengono addirittura alla "leggenda di fondazione" della città e assumono il ruolo di animali totemici, al pari, per intenderci, della civetta di Atene, della lupa di Roma o del toro di Torino.

Nonostante le ottime premesse e le attese, quel primo palio del 14 settembre 1975 ebbe un esito deludente. Piovve a dirotto e il somarodromo si trasformò in un pantano. Fantini e cavalcature ne combinarono di tutti i colori. Alla fine, per le numerose irregolarità commesse, il titolo non venne assegnato.

Fino al 1978, cioè per le prime quattro edizioni, la corsa continuò a svolgersi sull’ex piazza dei divertimenti, attuale piazza Salvo d’Acquisto, che non era ancora stata lastricata. In seguito, venne eletto a campo di gara il vecchio stadio di piazza Matteotti. Inizialmente, il percorso fu fissato in quattro giri (in genere coperti con un tempo inferiore ai 10 minuti).

Nel 1981, la distanza fu aumentata a cinque giri in modo da raggiungere il classico standard delle sfide equine del miglio e mezzo.

Nel 1984, fu apportato un altro ritocco al regolamento attraverso la disputa di manches preliminari al termine delle quali i migliori buricchi delle batterie si contendevano il titolo in un imprevedibile finale di tre giri.

Finché il palio rimase legato alla mobilitazione dei rioni e delle frazioni, i destrieri raglianti furono montati prevalentemente da fantini locali. Ricordiamo, tra i frequentatori della parte alta della classifica e senza togliere nulla agli altri, Ugo Biaggi, Roberto Cerutti, Mauro Cristina, Giovanni Battista Ferrero, Franco Fusi, Renato Gattoni, Alfonso Giacometti, Massimo Medina, Massimo Minazzoli, Ginetto Porro e il compianto Lori Zanetta.

Coll'andare del tempo, si andò consolidando l'abitudine, peraltro non poco dispendiosa, di ricorrere a fantini forestieri o addirittura a veri e propri "professionisti" della disciplina. In verità, già il palio del 1977 era stato vinto dall’oleggese Italo Vanoglio, ma il ricorso agli "stranieri" era in quei frangenti quasi obbligato, in attesa che si consolidasse il parco dei fantini locali. Nel 1985, il palio fu guadagnato da Claudio Bionda, assoldato in quel di Premosello, e le ultime edizioni si disputarono con una nutrita partecipazione di asinai provenienti un po’ da tutta Italia e, ovviamente, attirati dal monte premi messo a disposizione. Nell’ultima gara borgomanerese, sfrecciò in prima posizione lo stesso vincitore del palio di Alba.

E non sono mancati nemmeno da noi quei tipici comportamenti che rappresentano il sale di ogni palio: le concitate trattative per avere i migliori fantini, gli allenamenti segreti, le scommesse e i colpi di mano, le beffe e il tifo sfrenato, le proteste, le rivalità, i clamorosi ritiri. Nel 1981, le contestazioni salirono alle stelle a causa della squalifica del somaro "scosso" che aveva tagliato per primo il traguardo e, in quel torno di anni, qualcuno ricorderà pure le ripetute, e sospette, "visite" degli asini del Caneto al bar Svizzero prima di scendere in campo. [...]

 

[testo di Angelo Vecchi]

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